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Simontacchi: l`Ue si muove in ordine sparso, l`Italia può avere un ruolo guida

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Stefano Simontacchi – Intervista su “Il Corriere della Sera” del 16 dicembre 2017 – Simontacchi, membro del Consiglio Direttivo di Assoedilizia

E-commerce
di Francesca Basso

«Web tax, serve un`intesa globale Il nodo? Come dividere gli introiti»
Simontacchi: l`Ue si muove in ordine sparso, l`Italia può avere un ruolo guida
MILANO Nel mondo globalizzato la competizione tra gli Stati si gioca anche sulle tasse. «Mentre il presidente Trump vara una riforma fiscale molto aggressiva, l`Europa continua a muoversi in ordine sparso. Molti equivoci caratterizzano i tentativi di webtax, l`Europa è a un bivio: continuare con la linea della burocrazia e della lentezza o giocare un ruolo al tavolo internazionale. Il rischio è la perdita degli investimenti stranieri». Stefano Simontacchi è direttore del Transfer Pricing Research Center dell`Università di Leiden in Olanda, managing partner di BonelliErede e consigliere di Rcs MediaGroup. L`elusione fiscale da parte dei colossi come Apple, Amazon, Google o Facebook sta suscitando reazioni a livello internazionale. L`Ocse ha stimato che ogni anno vengono persi tra hoo e i 240 miliardi di dollari di tasse per le differenze tra le regole fiscali internazionali che permettono alle multinazionali di spostare i profitti nei paradisi fiscali. L`ultimo Ecofin ha deciso di procedere sulla tassazione dei servizi digitali offerti sul web, seguendo il criterio della stabile organizzazione virtuale. In Italia è ora alla Camera con la manovra una web tax (sono previste modifiche) che prevede un`aliquota del 6% sul fatturato dei servizi immateriali prestati alle imprese attraverso internet o reti telematiche dalle imprese non residenti. «Bisogna comprendere il fenomeno della digitalizzazione dell`attività di vendita e capire che non è qualcosa che riguarda solo qualche web company prosegue Simontacchi -ma sempre di più riguarderà qualsiasi tipologia di bene». In futuro la quantità di prodotti venduti in altri Stati senza bisogno di
una presenza fisica della società crescerà e «gli istituti attuali su cui si basa la fiscalità non sono coerenti con i modi attuali di fare business. La manovra in discussione prevede l`estensione del concetto di stabile organizzazione. Ma deve essere chiaro che le revisioni domestiche del concetto di stabile organizzazione – sottolinea – sono destinate a rimanere inefficaci in quanto in contrasto con i trattati in vigore. Inoltre il meccanismo della ritenuta previsto dalla manovra, non escludendo le operazioni infragruppo, rischia di avere l`effetto perverso di disincentivare le multinazionali a stabilire la distribuzione in Italia (sulla falsariga di quanto annunciato da Facebook)». È dunque necessario, per Simontacchi, «affrontare le vendite online complessivamente perché riguardano tutti i settori dell`economia. Certo, le multi- nazionali del web devono pagare il giusto livello di tasse. Ora non lo fanno perché gli Usa, come la Gran Bretagna, hanno lasciato buchi normativi consentendo delle agevolazioni. Per la soluzione si stanno considerando varie ipotesi, dal calcolo basato sull`uso della rete (ma un film ha un costo diverso rispetto a una borsa firmata anche se consuma più rete) a quello in proporzione al numero dei cittadini, però va ponderato per il potere di spesa. La soluzione più praticabile è a mio avviso un prelievo alla fonte però coordinato a livello mondiale». L`inizio di qualsiasi riflessione è «la domanda che si devono porre i governi: come andranno divise le imposte in un mondo digitalizzato. Questo è il nodo e va affrontato a livello internazionale – conclude -. L`Europa deve reagire e l`Italia potrebbe svolgere un ruolo guida».

Foto: Stefano Simontacchi con il pres. Assoedilizia Achille Colombo Clerici

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