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Università: Libera, molto da fare sull’anticorruzione.

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giovedì, Settembre 19, 2024

Concorsi pilotati, scambi di favori, “bandi sartoriali” tagliati su misura per i vincitori designati, familismo, titoli e pubblicazioni falsate oppure non rispondenti a quelle richieste dal bando, elusione da parte degli atenei delle disposizioni del Piano anticorruzione in materia di sorteggio dei commissari. Un caleidoscopio di opacità, irregolarità e illegalità , che dipingono un quadro a tinte fosche delle università italiane, dove spesso il merito è penalizzato a favore di una gestione nepotistica e personale.
Libera presenta i dati di “Esame da superare: la trasparenza”, la campagna nazionale di monitoraggio delle università italiane.

“L’Università costituisce parte integrante e attiva del patrimonio culturale del nostro Paese, in quanto luogo dove si coltiva la ricerca, si forma la futura classe dirigente, si trasmettono le conoscenze e i valori che favoriscono la crescita civile e sociale, oltre che lo sviluppo economico. Ma l’università è anche un settore sensibile, in cui condotte opache e mancanza di integrità amplificano i loro effetti negativi. E’ quindi importante promuovere azioni comuni che accrescano la trasparenza e incoraggino la denuncia delle condotte irregolari o illecite, anche facendo conoscere e dunque valorizzando norme già esistenti. Per questa ragione – commenta Libera – abbiamo coinvolto gli studenti in un’azione di monitoraggio civico per chiedere quanto alcuni strumenti utili a superare l’ “esame trasparenza” siano applicati, diffusi e conosciuti all’interno degli atenei”. Le domande hanno riguardato tre ambiti selezionati (piano anticorruzione, codice etico, Whistleblowing), permettendo così di scattare una fotografia del “lato oscuro” degli atenei italiani.
Dall’analisi dei dati a cui hanno partecipato centinaia di studenti provenienti da 60 università italiane, che rappresentano circa il 65% del totale, esce un quadro con poche luci e molte ombre, dove tuttavia una conoscenza ancora frammentaria e limitata degli strumenti anticorruzione si accompagna a una forte volontà a sostenere gli Atenei per migliorare la qualità della trasparenza.
Sei universitari su dieci promuovono la propria università sulla trasparenza: il 59% risponde che è accessibile la sezione “amministrazione trasparente” direttamente dall’home page del sito dell’Università , il 13 % ha risposto negativamente mentre il 28% non conosce la risposta. Molte ombre per quanto riguarda la prevenzione contro la corruzione. Quasi la metà dei rispondenti sostiene di non sapere se il Piano triennale prevenzione contro la corruzione viene pubblicato dall’Università, mentre il 47% ritiene che ciò non avvenga. La trasparenza non viene promossa e praticata all’interno degli Atenei: l’82% degli intervistati afferma che non sanno se Università organizzi incontri di promozione sul tema della trasparenza o afferma che non sono promossi . Anche la promozione degli strumenti anticorruzione sembra essere bocciata: 9 universitari su 10 rilevano inattività del proprio Ateneo o sostengono di non avere una risposta in merito. Solo il 10% risponde che la propria università organizza incontri di formazione o promozione degli istituti di prevenzione della corruzione. Infine da rilevare come sia poco conosciuto lo strumento del whistleblowing, anche dai possibili utilizzatori (il 74% dichiara di non avere una risposta). Accanto al monitoraggio i partecipanti al sondaggio hanno avanzato numerose proposte di iniziative per migliorare le pratiche anticorruzione nelle università in termini di formazione, comunicazione e partecipazione. Queste azioni di empowerment dal basso – che coinvolgono la rete universitaria di Libera, sia studentesca, sia di docenti – entro la fine del 2022 porterà alla scrittura condivisa di proposte per la trasparenza, rivolte a tutte le strutture accademiche italiane. Un manifesto frutto di un lavoro collettivo, composto sia da impegni che Libera si assumerà nei confronti delle università, sia di richieste rivolte a docenti e a studentesse/studenti per favorire un contesto più trasparente e più giusto, in cui possa consolidarsi l’adesione diffusa a un’etica della responsabilità. (ANSA).

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