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Ucraina-Russia, sul grano Putin rialza l’intensità della guerra economica.

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venerdì, Aprile 4, 2025

E’ successo più volte nei diciassette mesi di guerra tra Russia e Ucraina. Quando il conflitto militare attraversa fasi delicate, Putin sceglie di alzare la posta in gioco sul piano economico, per mettere pressione all’alleanza internazionale che sostiene Kiev. Prima con il gas e il petrolio, ora con il grano. Il disegno del Cremlino prevede uno schema relativamente semplice: fare in modo che il prezzo pagato dal resto del mondo per la guerra sia più alto possibile è il modo migliore per indebolire il fronte avversario, facendo leva anche sull’opinione pubblica.

Non è un caso che la decisione di non prorogare l’accordo sul grano, che consente il passaggio della merce indispensabile a garantire il fabbisogno di aree sensibili, è accompagnata da uno sforzo rilevante sul piano della propaganda. Mosca si affretta ad annunciare di esser pronta a una sostituzione gratuita del grano ucraino per i Paesi che ne hanno bisogno, in risposta all’accusa fattuale che arriva da Kiev, e dai Paesi occidentali: affamare il mondo e bombardare i civili per massimizzare le conseguenze sul piano umanitario è una strategia precisa della Russia, in difficoltà sul piano militare.

Nel rimpallo delle responsabilità entrano in gioco anche le recriminazioni delle parti sul rispetto dell’accordo e sulle garanzie reciproche più volte disattese. Senza dimenticare che la partita sul grano si gioca nel quadro più ampio delle sanzioni occidentali, che continuano a indebolire il tessuto produttivo russo e sulle conseguenze ormai evidenti di un progressivo logoramento dei fondamentali dell’economia di Mosca, come dimostra il crollo ormai inarrestabile della quotazione del Rublo.

Nei piani di Putin, prima la guerra in Ucraina avrebbe dovuto essere una guerra lampo. Poi la chiusura dei rubinetti del gas avrebbe dovuto costringere l’Europa a scegliere tra una crisi energetica fatale e il sostegno a Kiev. Entrambe le strategie si sono però rivelate inconcludenti o, almeno, molto meno efficaci di quanto sperato. Ora il nuovo ricatto sul grano serve a rialzare la posta. Le prossime settimane diranno se siamo di fronte al bluff di un giocatore alla sua ultima puntata o se Putin ha ancora in mano le carte per vincere la sua sporca partita a poker.

Fabio Insenga

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