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I destini diversi di Tamberi e Jacobs.

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“A migliorare il record ci provo, cosa può succedere?” Lo avrà pensato Gimbo Tamberi durante quel meeting di Montecarlo 2016, nel corso di una gara già vinta che doveva essere preparatoria all’Olimpiade di Rio de Janeiro. Per migliorare ancora il suo record italiano aveva posto l’asticella a 2.41; dopo il primo tentativo nullo, il secondo salto lo terminò nel peggiore dei modi: frattura della caviglia sinistra, addio stagione, addio Olimpiade. Il 16 agosto 2016 rimase sugli spalti dello stadio olimpico Nilton Santos, vide il successo di Derek Drouin dalla tribuna al fianco di Javier Sotomayor, un simbolo per ogni altista. Il canadese vinse la gara con la misura di 2 metri e 38, un centimetro in meno del suo record italiano. Con la gamba ingessata le nuove Olimpiadi erano molto lontane, poteva essere l’inizio della fine per Gimbo e invece lui stesso sembrava riprendere le parole di Jovanotti -che oltretutto nel 2022 apriva l suo Jova Beach Party con un omaggio all’amico campione olimpico- “non hai visto ancora niente”.

Gianmarco Tamberi

Tamberi d’oro

È merito del centro di riabilitazione “Fabrizio Borra” di Forlì -lo stesso luogo dove ha conosciuto ed è diventato amico di Jovanotti- se Gimbo ha potuto finalmente raggiungere il livello dei suoi sogni a cinque cerchi. “Possiamo avere due ori” “Si è possibile” “È storia amico mio”: Tamberi fu spettatore di questo discorso tra il giudice di gara e l’altro suo amico del cuore, Mutaz Essa Barshim. Spettatore si, ma tutt’altro che estraneo all’argometno trattato: il 1 agosto 2021 è stata scritta una delle più belle storie di sport, di amicizia e di vita a cinque cerchi. Tamberi è presto diventato icona, per quel trionfo e per lo stile unico ed inconfondibile: la barba tagliata a metà gli ha consegnato il soprannome di Halfshave. Non poteva cadere nel limbo della mediocrità, dopo Tokyo 2020 (2021) ha vinto si la Diamond League e l’Europeo, ma ai mondiali di Eugene 2022 un’infiammazione alla gamba sinistra gli tolse quel che serviva per il podio, terminò quarto. A Budapest ha ottenuto l’ennesima rivincita della carriera diventando uno dei più grandi sportivi italiani: campione del mondo, in solitaria con un salto di 2 metri e 36.

Jacobs e Tamberi a Tokyo 2020

Il destino diverso di Marcell

L’immagine di un abbraccio a tinte azzurre: è stato un po’ il leitmotiv dell’estate 2021, prima Djokovic-Berrettini a Wimbledon, poi Mancini-Vialli a Wembley e infine anche Tamberi-Jacobs a Tokyo. Il 1 agosto 2021 è la giornata più bella della storia dello sport italiano. In 9”80 Marcell Jacobs vinse la medaglia d’oro nei 100 metri, al termine del rettilineo dove si corse l’evento più atteso del quadriennio olimpico c’era un Gianmarco Tamberi con al collo un bandiera tricolore: due ori in dieci minuti nell’Olimpiade dei record, trionfo totale dell’Italia. Purtroppo poi per Jacobs il destino ha preso un direzione diversa da quella che si poteva immaginare, una strada diversa da quella riservata a Gimbo. Anche per lui gli infortuni dopo Tokyo sono stati tanti, l’oro europeo di Monaco non è sufficiente a consolarlo: “questo non è il vero Marcell” ha dichiarato al termine delle semifinali di Budapest. 10”05 non bastano per accedere alla finale, ormai Noah Lyles (oro) e gli altri sono di un’altra categoria; l’impressione è che la magia olimpica di Tokyo sia esaurita e con lei il sogno di una medaglia mondiale. L’abbraccio azzurro sembra che non si ripeterà a Parigi 2024 e non solo per una questione di calendario.

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