Poteva essere più romantica la centesima vittoria di Mikaela Shiffrin in Coppa del mondo, ma sarebbe stato probabilmente un antipasto di un grande mondiale rischiando di passare quasi nel dimenticatoio degli almanacchi della stagione. Il centesimo successo invece, arrivato senza l’esagerazione di romanticismo che avrebbe rappresentato conseguirlo in casa a Killington, è il momento più esaltante della stagione della Regina delle nevi ed è giusto così. Dopo un mondiale deludente, nel quale è comunque arrivato un oro nella combinata a squadre, non poteva che trionfare e raggiungere quel traguardo che inseguiva dallo scorso 30 novembre quando davanti al suo pubblico una rovinosa caduta l’ha fermata. La Shiffrin è riscita nell’impresa che è sempre sfuggita anche ai più grandi, non c’è nome che tenga, neanche andando a cercare nell’Olimpo delle nevi da Svindal a Stenmark a Lindsay Vonn, la tripla cifra di vittorie è un inedito di chi adesso è senza ombra di dubbio la più grande di ogni epoca nel suo sport. Nel marzo del 2023 aveva superato proprio Ingemar Stenmark al primo posto assoluto, da quel momento ogni festa era un nuovo record, si era quasi abituata a vincere, ma quanto successo a Baver Creek le ha ricordato che trionfare non è mai facile per nessuno, neanche per chi lo fa sembrare un compito di ordinaria amministrazione come lei. Una carriera entusiasmante e sbalorditiva, raggiunge la tripla cifra quando ancora non ha compiuto trent’anni e per certi versi anche ieri trovare un’avversaria in grado non di batterla, ma almeno di avvicinasi al suo livello nelle porte strette dello slalom è stato difficile se non impossibile (la prima delle umane Zrinka Ljutic è a 61 centesimi). La sua centesima vittoria è una festa per lo sport, non c’è montagna al mondo in cui sono assenti i tifosi di Mikaela, una campionessa in grado di unire gli affetti di tutti i fan come hanno fatto le altre leggende sportive quali Federer, Bolt o Schumacher.
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I timori dopo Killington
Ansia da traguardo. Ha colpito anche lei nella stagione della centesima, per un momento qualcuno ha anche temuto si potesse fermare a 99, cifra incompleta, imperfetta, non le si addice un tale aggettivo. IN questa stagione il conto alla rovescia lo ha inziato a Levi, 170 km a nord del Circolo polare artico, proprio per indicare che il suo dominio non può essere racchiuso in nessun confine. La settimana dopo si è ripetuta a Gurgl, in Austria in quella che doveva essere la viglia dell’apoteosi perché il calendario, quasi per gioco, spostava la coppa del mondo in Nordamerica a Killington. Piccola stazione sciistica del Vermont, uno degli stati più ristretti degli USA, ma patria sportiva della più grande sciatrice di tutti i tempi, propri qui la Shiffrin è cresciuta dal punto di vista sciistico, ha imparato e perfezionato le basi della competizione in Vermont alla Burke Mountain Academy. Spinta dalla mamma Eileen a trovare semrpe il massimo della concentrazione ha tratto la massima resa da quei giorni di lavoro all’academy. Anche l’infortunio dello scorso anno a Cortina sembrava aver ritardato la centesima vittoria per un gioco di un destino che l’avrebbe voluta veder raggiungere la tripla cifra su quelle stesse nevi dove è cresciuta. Un destino che tuttavia non si è mai compiuto, il 30 novembre nel corso del gigante di Killington Mikaela cade rovinosamente facendosi male; la punta del bastoncino le trafigge l’addome e le lacera i muscoli, per fortuna si ferma a pochi centimetri dagli organi vitali, ma le prospettive di un recupero a quel punto sembrano incerte. Il 2024 si conclude così, un lungo periodo di riabilitazione la riporta in pista timidamente nel nuovo anno ma si intuiscono da subito i timori e le preoccupazioni, Mikaela a Courchevel scende con il freno a mano tirato e qualcuno etichetta come una scelta avventata quella di forzare il rientro in vista dei mondiali di Saalabach. La realtà è un’altra, e decide di portarla alla luce proprio la Regina delle nevi durante la rassegna iridata: “Ho dovuto fare i conti con la paura”. E con un post su Instagram, il social più attivo della sciatrice sul quale condivide le sue altre passioni come la chitarra (nel 2020 dedicò una canzone al nostro paese messo in ginocchio dal covid), afferma i suoi timori dimostrando di padroneggiare il coraggio di aver paura. D’altronde in uno sport in cui il rischio è dietro l’angolo è sciocco chi non ne ha, pensiamo ad Alberto Tomba che dopo la frattura alla clavicola in Val d’Isere nell’89 chiuse con la velocità o anche spaziamo alla Formula Uno ricordandoci di Niki Lauda che nel 1976 sotto il nubifragio del Fuji consegnò il mondiale a James Hunt ritirandosi, “La mia vita vale più di un titolo”. Mikaela Shiffrin, forse anche saggiamente, si è inchinata alla preoccupazione e ha sacrificato così il gigante iridato di Saalbach, un mondiale dove comunque ha vinto una medaglia d’oro insieme a Breezy Johnson e declinando l’invito a far squadra insieme di Lindsay Vonn. La Shiffrin dopo Killington è stata colpita da un blocco mentale, legittimo dopo aver rischiato la vita, non una novità tra i grandi sportivi che cos’ testimoniano la loro umanità, anche loro sono soggetti alle ansie e alle paure dei comuni mortali. Per fare altri esempi pensiamo a Wojciech Szczesny che fermò una partita di Champions per un dolore al petto o soprattutto a Simone Biles che si trovò sull’orlo del ritiro a Tokyo 2021 quando venne colpita dal porblema dei Twisties. Anche per la Shiffrin si è dimostrata valida la frase di Platone: “Il tuo peggio nemico sarà sempre la tua mente”.
Shiffrin, Una carriera irripetibile
Ogni cosa che vogliamo è a un passo dai nostri sogni e siamo leggende ogni giorno, cantano i Coldplay. Una sentenza che sembra quasi dedicata alla Regina delle Nevi. Abbiamo capito di essere davanti a una sciatrice senza precedenti fin da subito, fin dai primi giorni in cui un giovanissima Mikaela Shiffrin si affacciava in coppa del mondo. E’ nata in un luogo iconico per lo sci, a Vail, alle pendici di quelle piste del Colorado dove viveva e dove aveva imparato a sciare la più grande sciatrice dell’era ante-Shiffrin, Lindsay Vonn. Abbiamo raccontato di come poi si sia trasferita a Killington e di come proprio sulla pista che conosce meglio al mondo ha patito quel doloroso infortunio, ma la vittoria in Italia, al Sestriere ha un valore anch’esso speciale, anche oggi si possono notare dei tratti di romanticismo. Nel 2010 è sulle nevi italiane di Folgarida che vinse la sua prima gara di rilevanza internazionale, quel trofeo Topolino ideato da Mike Bongiorno che ha avuto a lungo la valenza di un mondiale giovanile. E’ invece in Colorado, ad Aspen, nel 2011 che ha ottenuto i suoi primi punti in coppa del mondo lasciando intravedere qualche raggio di luce del suo talento che nei mesi successivi non riusciva più a contenere. A 16 anni salì sul podio a Lienz in Coppa del mondo e a 17 ottenne in Svezia ad Are la prima delle 100 vittorie. A Schladimg nel 2013 è diventata la più giovane campionessa del mondo di slalom, il primo di otto titoli iridati ultimo dei quali in ordine cronologico quello con Johnson nella combinata a squadre di Saalbach. Vincitrice di 5 coppe le mondo generali, solo l’infortunio l’ha fermata quest’anno nell’inseuimento al record di Anne Marie Moser Proll che ne conquistò sei negli anni Settanta, più in là c’è il primato assoluto di Marcel Hirscher che nel suo palmares ha otto globi di cristallo senza cadere quasi mai negli infortuni della Shiffrin. “Fly Mika, you can” le augurò Sofia Goggia donandole parte della sua attrezzatura a Pechino 2022, in quello che si rivelò il momento più buio della carriera dell’americana dove non raggiunse mai il podio olimpico dopo i due ori e un argento tra Sochi e Pyeongchang. Era tuttavia un’Olimpiade particolare, per il mondo sportivo e per il suo microcosmo interiore: lei ed il fratello Taylor (lui sciatore di buon livello) non si erano ancora ripresi dalla tragedia improvvisa del 2020, quando il padre Jeff morì per una caduta dal tetto della loro casa. Mikaela arrivò a considerare il ritiro prima di uscire dal tunnel della disperazione. Un passo verso una nuova vita, sportiva e sentimentale: una volta chiusa nel 2019 la storia con Mathieu Faivre (sciatore francese vincitore di tre ori mondiali) ha inziato la relazione con Aleksander Aamodt Kilde vincitore di una coppa del mondo assoluta e attualmente fermo per l’infortunio pauroso, nel quale rischiò la vita occorso a Wengen 2024. Anche quella caduta del suo amato (con il quale si sposerà a breve) ha spaventato Mikaela che ha deciso di chiudere con le prove veloci, d’altronde per vincere ci vuole talento, per fermarsi ci vuole coraggio, con la fusione di questi due elementi si ottiene una Campionessa, la regina delle nevi.